su di me
Per quel che mi ricordo ho sempre disegnato. E scritto.
Facevo figure dalle dita lunghissime, prati infiniti e soli e lune appoggiati l'uno all'altra sull'orizzonte.
Battevo a macchina parole e lettere: la M di mamma e Marcello, la F di Francesca e Fabiola, la Y di yogurt.
Quando ero alle medie ho scritto il mio primo racconto. E ho deciso che volevo fare la scrittrice.
Avevo amici che, d'estate, si trovavano alle due al bar, per un caffè, per chiacchierare, per passare il tempo. A me il tempo non bastava mai. Il pomeriggio disegnavo, scrivevo, dipingevo ciotole in ceramica, modellavo la creta e solo alle sei li raggiungevo, alzando le spalle se mi chiedevano cosa avevo fatto, piena d'inspiegabile imbarazzo.
L'università mi ha colto alla sprovvista. Volevo scrivere, volevo disegnare, volevo cambiare il mondo. Così ho fatto Scienze Politiche, tanto per deludere tutti, compresa me stessa.
Ma, a tornare indietro, lo rifarei: per le persone che ho conosciuto, per quello che ho imparato e soprattutto perchè, delusa dai suoi sbocchi, ho trovato il coraggio di cercare strade diverse.
La strada me l'ha indicata la Mostra degli Illustratori, a Bologna, dove sono andata con mio padre un giorno di tanti anni fa. Al ritorno ho pianto, per la tristezza e il sollievo: tristezza perchè quelle tavole erano meravigliose e irraggiungibili, sollievo perchè avevo capito, finalmente, cosa volevo fare.
Così ho iniziato il corso di Illustrazione alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze e, mentre ancora frequentavo le lezioni e studiavo per finire l'università, ho cominciato a lavorare ai primi libri.
Oggi i libri, disegnati e a volte anche scritti, sono il mio lavoro, e di questo ringrazio infinitamente i miei genitori, che dietro una facciata di disapprovazione e preoccupazione (perchè non è un lavoro sicuro ed è meglio se lo fai come hobby, perchè ti porta via tantissimo tempo, perchè non hai il carattere adatto) mi hanno sempre silenziosamente incoraggiato e sorretto, e Valerio, che mi è stato accanto nei momenti di sconforto e in quelli di euforia, che mi aiuta, che suggerisce e corregge, che mi ha dato quella fonte di distrazione e gioia infinita che è Tommaso.
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